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    November 02

    Domani




    Trattengo il respiro , espiro e poi respiro profondamente. Decelera il battito del cuore, acquista un ritmo regolare. Allungo le braccia staccate dal corpo, le mani strette a pugno faticano ad aprirsi. Sento il sangue scorrere ed io riesco a percepirne il fluire,riesco a seguirlo nel suo percorso,mi affascina,mi spaventa.
    Socchiudo gli occhi,come si fa da bambini,quando si ha paura di qualcosa...si socchiudono appena lasciando una microscopica fessura per vedere cosa accade, ma il buio è un sudario impenetrabile. Cerco la concentrazione , il mio punto focale si annida all’incrocio delle sopracciglia, da lì cerco di vedere dentro di me. Inizio dalla punta dei piedi, vedo scorrere i legamenti , i leggeri fasci di muscoli, le ossa con i loro snodi, li esamino lentamente ; vedo il fluire dei nervi e prendo a risalirli. Arrivo agli organi interni e perdo la concentrazione, tento inutilmente di svuotare la mente ma la tua immagine si fa sempre più presente; ad essa è collegata una lista interminabile di pensieri , di sensazioni, di una voglia insopprimibile e irrealizzabile, il razionale si disperde nell’irrazionale. Il sonno tarda ad arrivare , lui potrebbe spegnere la realtà , farmi sognare e condurmi fino al risveglio in un mondo dove i desideri si realizzano , dove sei accanto a me e posso sentire la tua pelle ,la tua voce. Tra le pieghe delle lenzuola si annidano i miei sogni ma non riesco ad accenderli e spegnere la realtà. Sudo pensieri sul cuscino. Stringo i denti. Qualcosa di caldo scivola sulla mia guancia ; arriva all’angolo delle mie labbra , un gusto salato mi colpisce i sensi allenta la tensione, la mia mano , come colta da un moto indipendente sale a spazzare il viso da questa presenza ingombrante e spazza anche la sensazione di angoscia. Una sensazione di pace pervade il mio animo e aspetto il domani che sarà uguale a tanti domani o forse ..no.
    April 08

    Fiori&spine

    Sto scrivendo su fogli di niente parole di vento, sento la tua presenza vicino a me. Sei  seduta lì di fianco, io continuo ad ignorarti perché so che mi stai guardando. Scrivo parole sull'acqua, punti interrogativi nell'aria, evito di guardarti , scelgo il buio, cammino sugli specchi.

    Sento i tuoi occhi su di me, intensamente, che cercano di penetrarmi, che sembrano parlarmi tra i pensieri.

    Ti offro la mia pelle , scrivi i tuoi sogni , incidi la tua memoria.

    E i tuoi occhi sono lì, infatti, su di me. Ancora fermi, ancora intensi , brillano

    Voglio sentire sulla mia pelle lo scorrere del tuo essere, il fluire dei sensi, il graffi sulla mia anima.

    Il silenzio è pesante, un muro alto, spesso.

    Nulla passa , sei liquida , nessun graffio , nessuna scritta . La mia pelle resta intonsa, nessun scritto.

    I  tuoi occhi sono opachi, il brillio è scomparso ,oppure ho creduto di vederlo , una illusione, non sento nulla tra i pensieri.

    La tua presenza diventa un peso, il tuo sguardo un dardo fastidioso.

    Basta un niente e la prospettiva muta i fiori in spine. Mi allontano senza guardarti , la tensione scema , devo andare lontano

    perdermi nella moltitudine ,bere le emozioni che tu non mi sai dare.

    Sfiorita nell’illusione che il tempo non passi e si possa sempre recuperare quello che si perde.

    Tu hai perso ma io non ho vinto.

    Ci perderemo in altre illusioni, cercheremo visi tra la folla nella speranza  di trovare l’altra metà della mela ,

    ci perderemo nel fondo di qualche bicchiere aspirando emozioni a poco prezzo.

    Raccoglieremo un pezzo d’amore tra gli sgabelli di qualche bar, calpesteremo i cocci di una dignità a brandelli.

    Io ho perso ma tu non hai vinto.

    Non sento più la tua presenza, sento il vuoto, sento il freddo, sento la mancanza, sento il rumore di illusioni che rotolano

    Che si infrangono, si spezzano, si frantumano , si feriscono.

    Vaghiamo in cerca di altre illusioni, le costruiamo senza fondamenta, oscillano instabili.

    Ritorniamo alle nostre certezze. Abbiamo perso tutti e due.

    September 07

    Forse avrei dovuto capirlo

    “itopinonavevanonipoti”


     

     

    “Piacere, mi chiamo Anna, un nome palindromo ...lo sai?”

    Certo anche “SS” (esse esse) è un acronimo palindromo ho pensato ma non ho detto niente, forse la battuta era stata detta per stupirmi o per misurare il mio grado di ignoranza.

    La cosa era finita li o meglio avrebbe dovuto finire li invece sono andato avanti.

    A pensarci bene la presentazione era stata illuminante ma avevo gli occhiali da sole, il corpo era snello e il profumo buono , forse un po’ troppo dolce.

    Forse avrei dovuto capirlo quella volta che siamo andati ad un sagra di paese :

    “Pansoti al sugo di noci e panissetta “ con tanto di orchestra.

    Ti sei presentata con tanto di top color oro ,con tanti strass che swarosky sarebbe stato geloso, una gonna a ¾ con tanto di volan  e scarpe da ballo con mezzo tacco legate sopra la caviglia. Hai smosso con la punta della forchetta i pansoti , hai sostenuto che la panissetta era troppo unta. Ti sei presentata sulla pista da ballo come una soubrette provando il fondo come in una fase di riscaldamento per i mondiali di ballo. Hai sostenuto che era scivoloso , hai preteso che un volontario locale cospargesse la pista di sale, hai passato le seguenti due ore a lamentarti che la pista era impraticabile e che non potevi ballare con uno che aveva le scarpe con la suola di gomma. Hai chiuso la serata dicendo che avevi la pelle d’oca per il freddo. Ti sei incazzata perché non ti ho chiesto di salire da te.

    Forse avrei dovuto capire qualcosa dalla tua pratica di cambiare sempre la firma sui tuoi assegni e di lamentarti con me e con i cassieri della banca perché  nessuno faceva caso alla diversità della firma per poi incazzarti come una iena perché hanno bloccato il pagamento di un assegno. Ti sei lamentata con il direttore perché ti aveva fatto fare una figura di cacca con la tua estetista.

    Come la sera che ti ho invitato a cena a mangiare pesci, ho scomodato un amico ispettore di polizia per raccomandarmi ad un ristorante esclusivo. Lui mi ha presentato come un suo superiore e siamo stati ricevuti in pompa magna. Ti sei presentata vestita come la dea del mare, un vestito vaporoso, attillato nei posti giusti, una scollatura da svenimento, tacchi da vertigini permanenti. Abbiamo attraversato l’assembramento di aspiranti commensali in un mormorio misto di invidia e ammirazione . Hai attraversato la sala da pranzo, rifiutando sdegnosamente un tavolo centrale per avvicinarti alla finestra che dava sulla scogliera, il cameriere ti  ha accostato la seggiola mentre ti accomodavi dimenticandosi di chiudere la bocca e distogliere lo sguardo dal tuo balcone in mostra. Hai discusso con il cameriere riguardo al menu, hai preteso che il proprietario venisse al nostro tavolo, hai rifiutato in maniera imbarazzante ogni proposta culinaria contenente prodotti ittici, hai richiesto insistentemente della carne nonostante il proprietario  ti confermasse che nel suo ristorante si cucinavano solo piatti a base di pesce ma nei suoi occhi leggevo che un po’ di carne lui sicuramente te l’avrebbe servita.

    Siamo usciti mentre insultavi il ristoratore e la sua progenie e io conversavo amabilmente con il mio imbarazzo che non mi ha lasciato finchè non ci siamo fermati ad un Take-way dove hai preso una pizza che hai sbranato appena fuori , sul marciapiedi mentre gli altri avventori mi guardavano come se fossi un pezzente che era uscito con la principessa.

    Un sospetto mi è venuto nella notte mentre rivedevo ala moviola tutta la serata passata.

    A mezzogiorno hai voluto incontrarmi, io volevo evitare accuratamente di entrare in argomento. Tu eri piccata , avevi un tono duro, mi hai comunicato con tono preciso:

    “ I miei ex quando mi invitavano a mangiare pesci era solo un modo di dire , un eufemismo ! “

    Ti ho guardata , non potevo esprimere tutto quello che mi passava per la mente, l’insulto più tenero era da codice penale. Tu aspettavi una risposta imperterrita .

    La luce si accesa improvvisamente nella mia mente:

    “ i topi non avevano nipoti “

    forse è una frase senza senso ma è palindroma.

    Tu mi hai guardato perplessa , stupita , ti sei resa conto di avere a che fare con un pazzo.

    Mentre stavi per aprire bocca il mio cellulare si è messo suonare.

    Era solo una che aveva sbagliato numero e mentre mi avviavo verso la libertà ne ho approfittato per chiederle “ mi scusi ma se un uomo la invita a mangiare pesci ,lei pensa sia un eufemismo ?”

    June 03

    InOut


    Guardavo le pareti che delimitavano la stanza e mi sono chiesto se non ci fosse né un interno né un esterno per lo spirito dell’essere, né corpo né anima, nessun lato opposto ad un orientamento qualsiasi, le nostre topologie definite dal fatto che non possiamo mai aggirarle arrivando dall’altra parte, ma che sono sempre lì , entrambe dall’altra parte che la fissano confusamente, con nostalgia, con tanta apprensione e impazienza.
    La considerazione della limitazione si potrebbe applicare al pensiero, normalmente si dice che il pensiero non ha limiti ma forse è il modo di pensare o cosa si pensa che è un limite. E se in una egomaniacale fitta razionale estrapolo dalla mia immagine di individuo il pensiero reale da quello onirico , forse il punto è che non c’è distinzione tra il mondo reale e ciò che per noi costituisce realtà nell’uso di questa cosa  chiamata linguaggio. In fondo , ogni fantasia, desiderio, falsità e illusione esiste insieme al reale e al linguaggio e perciò sono tutti la stessa cosa  e questo spiega perché il pensiero può essere una miscellanea di tutto questo.

    Ma l’orizzonte per un miope è più vicino?  Forse è più finito ?  Domande che si contrappongono alla definizione di infinito e al chiedersi se il pensiero ha una direzione nello spazio. I pensieri verranno da Sud in direzione Nord o dall’alto verso il basso? molti hanno una direzione in senso orario  o antiorario e sono quelli che non vanno da nessuna parte e sono nell’infinito.

    Edward Said diceva:” Il riuscire a costruire la tautologia secondo cui si comincia sempre dall’inizio dipende dalla capacità della mente e del linguaggio di manifestarsi secondo il proprio opposto e perciò di muoversi dal presente al passato e viceversa, dalla complessità a una semplicità anteriore e viceversa o da un punto all’altro come in un cerchio.”

     Se ti richiudi in te stesso non andrai da nessuna parte.

     

    Questo potrebbe essere l’inizio di una storia che potrebbe non essere subito compresa.
    Una storia si autodetermina e di conseguenza è concettualmente compiuta ma lo spazio narrativo non ha confini. Una storia è ciò che sussiste autonomamente, in modo autosufficiente e indipendentemente dalla forma, dalla logica e da qualsiasi qualità dello spazio narrativo che la contiene o la definisce. La concezione di personaggio, trama , tono, voce e tempo(storiemi) è contingente non della concezione ma ad una totale comprensione ed accettazione dello spazio narrativo e della storia. Nella storia, gli storiemi sono il tessuto connettivo, il legamenti e la cartilagine ma anche lo scheletro e la muscolatura dello spazio narrativo, la storia invece non dipende dagli storiemi.

    Una storia è solo una storia.

    May 16

    Segni




    Le persone si lasciano dei segni addosso, incontrandosi, segni profondi, invisibili a volte o appena percettibili in uno sguardo o in una ruga. Incontri che ti segnano pesantemente , ti condizionano il futuro, lasciano segni indelebili, altri scivolano via  lasciando tracce evanescenti che si perdono nell’indifferenza. Alcuni sostengono si tratti propriamente di chimica, o di fisica, di un'alterazione delle molecole o degli atomi, del loro disegno, una alterazione della struttura molecolare, perché quell'impronta apra uno iato di desiderio o predisponga al riconoscimento del nemico che ci sia empatia o meno. Altri pensano più semplicemente, forse  a delle increspature dell'anima a leggeri graffi. Altri incontri lasciano cicatrici profonde con i contorni decisi sui quali si può far scorrere le immaginarie dita della mente e ricordare quando sono state incise. Altri incontri lasciano dei  frame  che scorrono nella mente quando ci predisponiamo al ricordo, altri scorrono via lasciandoci un senso di vuoto e anche quello è un segnale.

     A me non interessa qui sapere di cosa si tratti, chi abbia ragione, o se ci siano altre spiegazioni, o se invece non sia un insieme di tutto o cosa altro. Qui potrei raccontare  di come uno di quei segni abbia agito, si sia sviluppato si sia trasformato ,senza pretendere di spiegarne le ragioni. Potrei... quando avrò trovato la ragione di evidenziarne uno rispetto ad altri ...forse.

    May 10

    Una storia

    Una storia


    Questa è una storia d’amore ma anche di amori.
    Di amori e di bisbigli , di colori e di sorprese.
    E’ fatta di specchi, , di scoperte, di urla.
    Di giochi di luci e di fluire di liquidi, , di lampi e di fruscii, di note di jazz e di rock, di pelle e di odori, di colpi e di carezze.
    Di amori e di pagine scritte , di pagine lette , di pagine strappate e milioni di parole non dette, di coltelli girati nelle ferite, di giochi, di parole scagliate come pietre e di tarli nella mente.
    E’ fatta di sorrisi, di occhi negli occhi, di mani passate tra i capelli.
    Di amori e di biglietti nascosti nelle tasche che legano i cuori,  tracce nascoste lasciate per essere seguite, aggettivi superlativi e poi di segreti, di sfioramenti, di sussulti ,di sguardi stupiti , di solitudine e di quotidianità.
    E’ fatta di incomprensioni, di affetto , di complicità , di empatia.
    Di amori e di ricordi e di passi di samba e note di blues , di lande assolate, di città convulse, di vite perdute, di passioni sprecate, di fughe e bugie.
    E’ fatta di condivisione e di gelosie, di scenate e di pianti.
    Questa potrebbe essere la storia delle mie storie , potrebbe essere tutto e anche niente, potrebbe essere uguale a mille altre, potrebbe essere unica e inimitabile ma ognuno ha la sua , anche se non è solo sua e la divide con mille altri. Forse è unica e sembra fatta di ieri e di oggi ma anche di domani ma forse non è neanche una storia e se lo fosse non ve la racconterò .

    April 30

    L'ultima luce


    I passi si inseguono posandosi
    su ciappe consunte mentre la mente
    vaga lontana cercando di mettere
    a fuoco la tua immagine.
    Non conosco i tuoi pensieri
    e, quasi, non ricordo il tuo viso.
    I tuoi occhi non riflettono
    la luce opaca di Genova:
    sembrano vedere il mare
    per i suoi colori
    mentre i miei, da sempre,
    vedono il volo triste dei gabbiani
    e le navi allontanarsi,
    in una scia di fumo.

    Come intorpidito
    esco dal ventre lurido
    della città di notte.
    L'odore della metropoli
    mi rimane dentro,
    s'aggrappa ai ricordi
    e mi ferisce al cuore.
    Credevo di trovare
    la luce tenue del mattino,
    o la foschia dell'alba.
    Invece, ancora nel buio,
    scorrono le vestigia di questa Genova
    che mi avvolge come un grembo materno.

    Penso a quando ti rivedrò, cerco la luce, il mare.
    Starò peggio, sarà ansia e dolore.
    Sarà una gogna, e quasi ne sorrido,
    perché ho bisogno d'ironia
    se la felicità è un lusso
    che non mi è concesso avere.
    Sederemo vicini su quella scogliera
    che argina il mare.
    Ma non ti dirò il mio passato
    né svelerò il mio segreto,
    guarderemo lontano anche quello
    che possiamo solo immaginare,
    perché da qui possiamo vedere
    la morte del sole e sentirne il freddo strisciante,
    e da qui, stringendo gli occhi contro l'ultima luce,
    posso guardare il tuo viso,
    imprimerlo nella mia mente
    perché sia reale e non si perda
    fugace nell’oblio di un soffio caldo
    di lenzuola cincischiate.

    April 29

    Pozzi di vuoto


    I visi si avvicinano fino a fermarsi ad un centimetro l’uno dall’altro, si convogliano  in quel centimetro che li divide un concentrato di aspettative, in quello spazio che segna la misura  tra un niente ed un bacio, uno spazio destinato a scomparire, è questione di attesa, del piacere di un’attesa, del piacere di mantenere quel centimetro immobile, senza fretta. Il centimetro può diventare un metro o una distanza indefinita ma quel centimetro ha stabilito che la soglia si può superare . Poi di nuovo il centimetro ripetuto è un invito  e  nello spazio tra le due labbra sconosciute si sente l’attrazione che si fa prepotente.

    Il bacio è ineluttabile.

    Dopo qualche secondo hai la sensazione di aver sprecato qualcosa di prezioso ma il braccio che ti sfiora mura le remore .

    Nemmeno due ore dopo con la mente schiarita la guardo mentre si  riveste, mentre raccoglie i suoi indumenti sparpagliati, mentre mi scarabocchia un numero di telefono, mentre mi dice di chiamarla , mentre guardo la sua schiena che sparisce di là della porta sento una sensazione dentro che si espande che cerco di non palesare perché sicuro fa male.
    Di tutte le volte che è così, di tutte le volte che so che non me ne frega niente, di quando mi chiedo se finirà questo peregrinare in storie inconsistenti che ti scivolano addosso senza lasciare nemmeno l’odore, di quando mi sembra di sentire il vuoto e di quando mi lascia vuoto.
    Un vuoto costruito ad arte fuggendo e rifuggendo ogni sentore di rapporto che possa dirsi tale, ricordando la paura provata l’ultima volta che qualcuno mi ha detto “ti amo”, mentre facevamo l’amore e io cercavo di non guardarla e tacevo. Solo le passavo la mano sulle labbra e pensavo:

    “Cazzo , come sprechi il tuo amore ...io proprio no”.

    E quando sento la porta che si chiude dietro di lei ciò che rimane è un numero di telefono, che probabilmente non chiamerò e quella sensazione di vuoto collegata a quel gusto un po’ amaro e il pensiero che non è così che si costruisce un amore ma solo un pozzo di vuoto.

    March 08

    Vivere nel terrore



    La luce scacciava gli ultimi refoli del buio portandosi dietro il lezzo di un giorno nato già morto. La mente si riempiva del terrore del vivere un altro giorno con lo spettro della morte dietro ad ogni angolo. Questo senso di precarietà limitava ogni movimento , il futuro era una chimera e il tempo di previsione era nello spazio tra un buio e l’altro.

    Oggi avevo deciso di ripetere l’esperienza di portare i bambini in quel campetto a pochi metri da casa , appena fuori dal quartiere. La fobia dei luoghi affollati ormai era imperante, nei mercati la morte arrivava improvvisa , falciava corpi senza selezione non distingueva giovani o vecchi li accomunava nella condivisione del viaggio senza ritorno.

    Stringevo i bambini attorno al mio chador , la strada era poco frequentata e ogni movimento era guardato con sospetto. Prima le donne erano obbligate a camminare con gli occhi bassi adesso ogni passo era seguito da uno sguardo attento e sospettoso.

    Il campetto , circondato da una rete rugginosa e devastata, era già frequentato .

    Un gruppetto di bimbi correva dietro a un pallone deforme, alcune bimbe vezzeggiavano stracci legati a forma di bambola e giocavano alle mamme , su tutti lo sguardo vigile di un gruppetto di donne avvolte nelle vesti nere che mormoravano sommesse. Mi avvicinai lentamente e una di loro mi fece posto su una larga pietra che fungeva da panchina, il maschietto prese a rincorrere la palla mentre le due femminucce rimasero qualche tempo attaccate alla veste per poi avvicinarsi a partecipare alla creazione di qualche torta di terra.


     Il luogo dava una sensazione di zona franca come se si potesse estraniarsi dal massacro quotidiano, la mia vicina aveva gli occhi asciutti senza più lacrime . Aveva perso il marito e un figlio in un attentato al mercato mentre comperavano del cibo , lei si era salvata per caso insieme alla figlia sbattute dallo spostamento d’aria dietro al bancone del negozio. Da allora l’angoscia la soffocava , mi rivolse la parola senza muovere lo sguardo, la sua voce era atona e dovevo concentrarmi per capire le parole coperte dalle urla dei maschietti e dal cicaleccio delle bimbe . Era preoccupata del futuro, crescere una figlia senza padre in un paese dove le donne contano niente e le vedove ancora meno, faceva considerazioni  con poco costrutto , non faceva domande , esemplificava situazioni.

    Un vecchio pick up si accostò alla rete , il motore tossicchiava, i nostri sguardi si alzarono allarmati. La donna vicino a me smise di parlare e per la prima volta da quando ero lì  alzò gli occhi dove si leggeva il terrore. Il motore si spense , scese un uomo che senza alzare lo sguardo  raccolse un sacco dal cassone e si incamminò zoppicante verso l’angolo del palazzo sbrecciato che si trovava davanti a noi. La tensione si stava attenuando , i bambini avevano continuato i loro giochi senza flessione, la donna al mio fianco aveva riabbassato lo sguardo e aveva ripreso a parlare ma io avevo perso la concentrazione non riuscivo a distinguere le parole. Il boato arrivò improvvisamente, lacerante , potente, mi ritrovai spostata come da una mano violenta , una percossa inattesa , i timpani offesi , aprii gli occhi e solo un cielo sporco sopra di me , un puzzo tremendo infestava l’aria. La mia mente non riusciva a connettere velocemente ero imbambolata , stordita , si fece strada il pensiero dei bambini ma non riuscivo a muovermi, sentivo un peso che mi opprimeva , il corpo non rispondeva. Il tempo era denso come la melassa , sentivo la stessa appicicosità tra le dita  , dovevo sforzarmi ad alzarmi. Lentamente riuscii a mettermi seduta, un corpo era riverso su di me , lo spostai lentamente .non avrebbe più avuto paura del futuro.. il sangue aveva intriso le mie vesti ma non sapevo di chi era , non sentivo dolore, probabilmente mi aveva salvato.

    Gli occhi cercavano di mettere a fuoco l’ambiente circostante, tra il fumo vedevo corpi straziati , rottami contorti, un pensiero ritorno prepotente “i miei figli”, riuscivo a percepire nuovamente i suoni  . I lamenti saliva alti come una cantilena ondulante , mi alzai in piedi cercando di non perdere l’equilibrio, cercavo di capire se ero ferita , sentivo scorrere qualcosa lungo le cosce , improvvisamente le due bimbe corsero urlando verso di me e ci stringemmo in un abbraccio , avevano delle abrasioni ma niente di importante . Mancava solo Hassan , mi muovevo in quella carneficina con difficoltà impedita dalle bimbe che non si staccavano . Guardavo con disperazione i volti dei corpi strapazzati dal burattinaio sperando di non vedere quello di Hassan.

    Poco distante un bimbo con le vesti strappate stava seduto con la faccia tra le mani, mi avvicinai e vidi che tra le dita scorreva il rosso sangue , era Hassan ferito tremante  ma vivo. Tutto intorno a me perse i contorni , mi estraniai completamente, presi ad accarezzarlo lentamente e a parlargli, strappai una striscia di tessuto dallo Chador , dolcemente levai le sue mani dal viso . Un largo taglio apriva la sua fronte e il sangue colava copioso, con la striscia di tessuto tamponavo il taglio e controllavo che non avesse altre ferite. Lo presi in braccio e con le bimbe sempre strette alla mia veste  cercai di avviarmi verso casa. Nel frattempo erano arrivati dei soccorsi , un uomo cercò di strapparmi Hassan dalle braccia per portarlo in ospedale ma riuscii ad impedirlo, lo avrei perso nuovamente. Sempre stordita arrivai in casa , mi liberai delle vesti ingombranti e fradice di sangue, lavai Hassan delicatamente . Aveva solo quel taglio di importante e una miriade di graffi , lo medicai alla meglio , lavai le bambine e poi me stessa. La paura si stava diffondendo , saliva densa a chiudermi la gola , un tremito squassava il corpo, non potevo lasciarmi sopraffare  avevo tre creature da accudire.

    Il pensiero correva a quell’uomo che era sceso da quel pick up , che aveva scelto l’obbiettivo, alla coscienza di quell’essere non paragonabile neanche alle bestie , perché quelle uccidono per sfamarsi. Figli dello stesso Dio che non ha mai detto di uccidere per lui, dove qualcuno si arroga il diritto di levare il dono della vita a chi non ne ha neanche assaporato il gusto agrodolce.  Dove andrà questo mondo se si sceglie di uccidere dei bambini perché domani saranno uomini.

    Mio marito entrò in casa , non so dopo quanto tempo, si guardò intorno ...il tanfo della paura saturava la stanza.

    La notte stessa buttammo le nostre povere cose su uno sgangherato furgone e ci allontanammo dalla città per andare a vivere nel villaggio dove abitava mia sorella e dove tutti si conoscono e saremmo stati più sicuri .

     

     

    Continuare a vivere sapendo che anche per gli altri hanno bisogno di noi

    November 30

    Quieto vento




    si sente il respiro
    del mondo
    questo quieto vento
    che sparge foglie
    sull' aia
    raccogliendo i fugaci sguardi
    dei sognatori
    dei pittori di luce di luna
    senti il battito della terra
    ritmato dai raccoglitori dell'ultimo grano
    questo tuo sentire
    si trasforma in un vedere
    del tocco di una mano che accarezza il cuore
    November 26

    Essere

    Essere un desiderio a metà,

    senza più, una bugia

    Io sul filo, in equilibrio

    tra il giorno e la notte

    Sarò l’ombra, di nessuno

    sarò al fianco di qualcuno

    Ancora un’ombra, senza età

    Coltiverò i miei dubbi…

    Raccoglierò le mie certezze

    amerò la donna, come me

    che ogni volta,

    cambia pelle,

    cambia idea,

    cambia vita

    che un giorno, è sull’asfalto,

    un altro giorno, è fra le stelle

    un desiderio a metà,

    l'altra metà

    quante volte la realtà

    non da.

    November 19

    Spargo parole


    Spargo parole
    nella polvere.
    Ogni momento, sotto i piedi,
    sono ridotte in polvere.


    R.Tagore
    November 13

    RABBIA



     

    Cerco di somatizzare la tua assenza

    strappando le tue foto,

    avvelenando il tuo ficus

    con bicchieri di fiele,

    alberga in me un risentimento inespresso.

    Un vuoto

    che riempio di rabbia,

    lo colmo di cumuli di groppi alla gola,

    lo riempio di lacrime non versate,

    di sospiri mai esalati,

    di scarti di unghie rosicchiate,

    di brandelli di pelle strappati

    di urla di dolore.

    Dolore per la tua perdita

    o per il mio stupido orgoglio

    serbatoio delle mie emozioni

    più negative,

    più subdole .

    La vigliaccheria dei sentimenti

    nascosti sotto cumuli di nefandezze.

    Si insinua perfido il pensiero

    che ogni via è preclusa al tuo ritorno ,

    striscia  sinuoso tra le parole mai dette .

    il tuo profumo

    che aleggia ancora nell’aria

    come a ricordarmi la tua assenza.

    Ricaccio in fondo alla gola

    l’acido che sale.

    Accetto la tua eclisse

    che chiude questa epifania di emozioni

    Almeno riuscissi a piangere..

    November 05

    Mercato di parole




    Al mercato delle parole
    si vendono parole e parole;
    a cento a cento, a mille a mille
    vengono i parolai.
    Hai in cuore qualcosa da dire?
    Al mercato dei ciarlatani
    nascondilo nel silenzio.


    R.Tagore

    November 01

    pensieri nebbiosi

    Come volute di fumo

    salgono dalla terra

    pensieri nebbiosi,


    sfumano i contorni della tua immagine

    Si spandono lentamente

    La oscurano

    La dissolvono

    pensieri nebbiosi

    Li respiro

    Ti respiro

    Il gusto è

    amaro

    come il tempo perduto

    acido

    come il tempo che ci è stato rubato

    aspro

    come il tempo scaduto
    October 28

    Ero ancora la

     

    Ero ancora la...

    Volevo scappare, essere lontano secoli
    da quell'angolo di follia.

    Perduto nel tempo

    impastoiato dalle emozioni.

    Forse non mi ero mai trovato.
    Appena un passo
    e come in una spirale senza uscita
    scivolavo tra pareti altissime
    create da un labirinto

    di freddo ghiaccio.

    Il mare sciabordava sotto di me

    Nessuna via di fuga

    dalle sabbie mobili
    che piano inghiottivano tutto il futuro
    la tua immagine risaliva lungo le mie vene
    per raggiungere il cuore.


    Come sembra lontano quel mondo,
    confinato in un'altra dimensione,
    ora che ti sento sfiorare

     la mia anima
    e mi perdo

    nei tuoi occhi blu
    e stringendoti forte
    dissolvo con un bacio

    tutte le paure

    October 21

    La vita ritorna



    Lascio correre lo sguardo sul mare

    come una vedova di un pescatore

    in attesa di un ritorno, di un segno.

    Non aspetto ritorni , sento suoni di terre lontane

    I venti confusi non danno senso alle onde,

    forse poco ha senso come stare a guardare il mare.

    Il salino mi entra in bocca

    lasciandoci un gusto un po’ amaro come di lacrime

    raccolte sulle gote di donna.

    Frammenti di anima si incagliano tra gli scogli

    rimanendo li a marcire .

    Leggere gocce di pioggia mi scivolano sul cuore

    come sospeso nel tempo.

    Le nuvole incombono nere nella volta del cielo

    un raggio di sole si apre la strada.

    Il grido di un gabbiano lacera il silenzio e

    la vita ritorna.

    October 20

    No, l'anti-sionismo non è anti-semitismo


    Oggi si fa molta confusione tra antisemitismo e antisionismo, chiunque si metta contro Israele viene tacciato di antisemitismo e razzista. Vi è una differenza ben chiara tra le due cose e allora sarà il caso di fare un po’ di storia. Sin dall'inizio, il sionismo politico è stato un movimento controverso persino tra gli ebrei. L'opposizione, in nome dell'ebraismo, dei rabbini ortodossi e riformati tedeschi all'idea sionista era così forte da spingere Theodor Herzl a spostare il luogo del primo congresso sionista nel 1897 da Monaco a Basilea, in Svizzera. Venti anni dopo, quando il ministro degli esteri britannico Arthur Balfour (nel 1905 sponsor dell'Alien Act per limitare l'immigrazione ebraica nel Regno unito) voleva che il governo si impegnasse per una patria ebraica in Palestina, la sua dichiarazione venne rimandata non a causa degli antisemiti ma degli esponenti della comunità ebraica. Tra cui un esponente ebreo del governo che disse che il filo-sionismo di Balfour avrebbe «finito per rivelarsi anti-semita». La creazione dello stato di Israele nel 1948 non ha posto fine al dibattito anche se il problema è cambiato.
    Oggi si tratta del futuro di Israele. Israele dovrà divenire uno stato «post-sionista», uno stato che si definisce nei termini dei suoi abitanti attuali o si vede come appartenente all'intero popolo ebraico? Si tratta di una domanda del tutto legittima e certo non anti-semita. Quando qualcuno sostiene il contrario e finisce per aumentare ancor più il livello di confusione e sostiene che «il sionismo comprende anche la credenza che gli ebrei sono una nazione, e come tali hanno diritto all'autodeterminazione come tutte le altre nazioni». Ciò è doppiamente sconcertante. Innanzitutto l'ideologia del nazionalismo ebraico era del tutto irrilevante per molti ebrei così come per molti simpatizzanti non ebrei, che vennero attratti dall'obiettivo sionista di creare uno stato ebraico in Palestina. Essi vedevano Israele in termini umanitari o pratici: un rifugio sicuro dove gli ebrei potessero vivere come tali dopo secoli di emarginazione e di persecuzioni.
    Il susseguirsi delle ondate di immigrazione, l’aggressività con cui il gruppo dirigente sionistamovimento nazionale palestinese, avevano creato, già alla vigilia della seconda guerra mondiale, una conflittualità talmente aspra da compromettere ogni prospettiva di convivenza.
    La proposta britannica, avanzata nel 1937, per una spartizione del territorio in due Stati fu respinta da entrambe le parti contendenti. Nel maggio del '42, la conferenza sionista di New York approvava il "programma del Biltmore", con la richiesta di uno Stato ebraico sull’intero territorio palestinese. All’interno del sionismo si erano delineate, in realtà, due "anime" e due correnti: una, maggioritaria, con David Ben Gurion come suo massimo esponente, socialisteggiante, consapevole dell'importanza decisiva che l'esistenza di un vasto consenso internazionale ai suoi obiettivi assumeva per la loro realizzazione, e quindi pragmatica nel definirli e gradualista; un'altra, minoritaria, politicamente a destra o all'estrema destra, intransigente nella rivendicazione dell’intera Palestina di prima del mandato britannico, compresa la parte a Est del Giordano, e legata al mito della "conquista" e alla pratica del terrorismo, nonché a una visione antagonistica del rapporto con la comunità mondiale; i maggiori esponenti di questa tendenza erano Menachem Begin e Itzhak Shamir.
    La maggioranza avrebbe scelto, cinque anni dopo il Biltmore, il compromesso territoriale, come prezzo per la realizzazione dello Stato, e avrebbe governato quest'ultimo nel suo primo ventennio e oltre. L’opposizione avrebbe avuto la sua rivincita negli anni Settanta. Il movimento del sionismo ha portato alla creazione e allo sviluppo di diverse associazioni nei diversi stati dove forte è la presenza degli ebrei.
    Queste sono realtà.
    Questa motivazione venne rafforzata dall'uccisione da parte dei nazisti di un terzo della popolazione ebraica del mondo, l'intera distruzione delle comunità ebraiche in Europa e la sorte delle masse di rifugiati ebrei che non avevano alcun posto dove andare. In secondo luogo non bisogna certo essere anti-semiti per respingere l'idea che gli ebrei costituiscano una nazione a parte nel senso moderno della parola o che Israele è lo stato nazione ebraico. Ironia della storia il fatto che gli ebrei sono un popolo a parte che formano «uno stato nello stato» è uno degli ingredienti base del discorso anti-semita. Ed è anche per questo che alcuni anti-semiti europei pensano che la soluzione della «questione ebraica» possa essere per gli ebrei uno stato per loro conto. Herzl di certo pensò che avrebbe potuto fare affidamento sul sostegno di alcuni settori anti-semiti. Ma cos'è l'anti-semitismo?
    Anche se questo termine risale agli anni `70 del XIX secolo, l'anti-semitismo è un antico pregiudizio europeo sugli ebrei. Il compositore Richard Wagner l'ha espresso assai bene quando disse: «Ritengo che la razza ebraica sia il nemico della pura umanità e tutto quel che di nobile vi è in essa». E' così che gli anti-semiti vedono gli ebrei: si tratta di una presenza aliena, parassiti che vivono sulle spalle dell'umanità e vogliono dominare il mondo. In tutto il mondo la loro mano invisibile controllerebbe le banche, i mercati e i media. Persino i governi sarebbero sotto il loro dominio. E quando ci sono delle rivoluzioni o quando delle nazioni vanno in guerra sarebbero sempre gli ebrei a muovere i fili - astuti, spietati, compatti- e a trarne vantaggio. Quando questo pregiudizio viene proiettato su Israele in quanto stato ebraico, allora possiamo dire che l'anti-sionismo è anti-semita. E quando zelanti critici di Israele, senza essere anti-semiti, usano distrattamente frasi come «l'influenza ebraica», evocando quelle fantasie, essi alimentano una corrente anti-semita nel mondo della cultura. Ma l'occupazione israeliana della West Bank e della striscia di Gaza non è una fantasia. Il diffondersi degli insediamenti ebraici in quei territori non è una fantasia. Non è una fantasia il diverso, ineguale, trattamento riservato ai colonizzatori ebrei e agli abitanti palestinesi. Non è fantasia le discriminazioni istituzionalizzate in varie sfere della vita sociale ai danni dei cittadini arabi in Israele.
      

    Chissà cosa pensava Ferrara quando ha indetto la marcia in favore di Israele , forse non si è reso conto di quanti palestinesi sono stati sterminati dallo stato di Israele  e se è stata una cosa voluta allora si può considerare un sionista come del resto la buona parte dei direttori del panorama giornalistico italiano.
    E' cosa ben diversa opporsi a Israele o al sionismo sulla base di una fantasia anti-semita o farlo sulla base della realtà. In questo secondo caso non si può parlare di anti-semitismo. Ma una critica eccessiva ad Israele o al sionismo non è forse testimonianza di un pregiudizio anti-semita? Coloro che sostengono questa linea sostengono che essa viene passata quando i critici rivolgono le loro critiche ad Israele, isolando il suo caso, in modo scorretto; quando applicano due pesi e due misure e giudicano Israele sulla base di criteri più duri di quelli usati nei confronti di altri stati; quando riportano i fatti in modo distorto in modo da presentare Israele sotto una cattiva luce; quando denigrano lo stato ebraico; e così via. Tutto ciò è indubbiamente scorretto ma si tratta necessariamente di anti-semitismo? No penso proprio di no. Il conflitto israelo-palestinese è un'amara lotta politica . I problemi sono molto complessi, le passioni brucianti e grandi sono le sofferenze. In queste circostanze i membri dei due schieramenti possono essere di parte e «passare la linea tra il corretto e lo scorretto». Quando coloro che si sono schierati con Israele passano quella linea non è detto che siano anti-musulmani. E quando altri, in sostegno della causa palestinese fanno lo stesso questo non li trasforma in anti-ebrei. Ciò vale per entrambi. Ma c'è anche qualche altra cosa che vale per entrambi: il razzismo. Sentimenti anti-ebraici e sentimenti anti-musulmani sembrano in crescita. Ciascuno ha le sue peculiarità ma antrambi sono esacerbati dal conflitto israelo-palestinese, l'invasione dell'Iraq, la «guerra contro il terrorismo» e altri conflitti.

    Dovremmo unirci tutti per respingere il razzismo in ogni sua forma: l'islamofobia che demonizza i musulmani così come i discorsi anti-semiti che possono infettare l'anti-sionismo e avvelenare il dibattito politico. Tuttavia uomini di buona volontà possono non essere d'accordo tra di loro a livello politico - sino al punto discutere del futuro di Israele come stato ebraico. Senza dimenticare che anche l'equiparazione dell'anti-sionismo con l'anti-semitismo può avvelenare, a suo modo, il dibattito politico.
    October 19

    Tortura Legale



    Il 28 settembre le democrazia americana ha ricevuto un altro colpo mortale e in generale tutto il mondo ha ricevuto un altro assalto di una brutalità incredibile : L’approvazione della legge che autorizza la tortura ed altre amenità per i sospettati di terrorismo.

    I media italiani hanno dato poco risalto alla cosa , anzi per niente.

    Il Papa non si è pronunciato , forse non ritenendolo un argomento interessante come quello del Tamerlano.

    Sono indignato ma non stupito, in un paese dove la pena di morte è una cosa normale, si doveva legalizzare anche la tortura che esce dalle segrete per essere ufficializzata.

    Quante saranno le vittime innocenti? I vicini antipatici denunciati, il marocchino che vende accendini all’angolo.

    Il paese delle libertà...si libertà di torturare.

     

    La democratica America in compenso attua altre strategie per salvare il mondo .

     

    Vi faccio leggere questo articolo di  Maurizio Blondet

     

    Si apprende che l’occupante americano ha finanziato nell’Iraq occupato una campagna anti-fumo.
    Pubblicità televisiva e pacchetti con le note scritte «Il fumo uccide», «Fumare in gravidanza nuoce al bambino»: nel Paese che gli americani hanno coperto di uranio impoverito, che fa nascere feti mostruosi, e ammalare di cancri plurimi famiglie intere.
    E dove la truppaglia americana ammazza a casaccio ai posti di blocco, violenta ragazzine in casa, incarcera e tortura in massa, arbitrariamente; dove migliaia di esseri umani vengono trucidati da indecifrabili attentati e milizie private, da una violenza che l’occupante avrebbe il dovere di sedare, e che non vuole controllare affatto.
    La notizia non vuole far ridere; al contrario, segnala il parodistico, il grottesco - ossia  il satanico - che reca con sé la civiltà occidentale terminale.
    Nessun Oriente è stato mai pari a questo Occidente in ipocrisia omicida.
    L’orda di Gengis Khan e Tamerlano massacrò a milioni, ma senza pretendere di preoccuparsi della salute delle sue vittime.
    L’America ha speso per la «ricostruzione» dell’Iraq 22 miliardi di dollari: senza riuscire a garantire nemmeno l’elettricità.
    I soldi sono finiti nelle tasche dei profittatori amici del regime statunitense, Halliburton in prima fila.
    I guerrieri della civiltà superiore hanno lasciato saccheggiare il Museo Nazionale di Baghdad nel 2003, partecipando al saccheggio: «Cose che capitano», commentò Rumsfeld.
    Mancano tuttora 14 mila opere d’arte.
    In compenso, soldi venivano dati a «consulenti» americani per esperimenti demenziali e falliti: come fornire l’Iraq, che affondava nel sangue, di una Borsa-valori moderna, tipo Wall Street, ovviamente mai aperta.

     

    Milioni di dollari sono stati pagati alle più celebri agenzie di PR per «conquistare i cuorie le menti» degli oppressi, avvelenati e senza luce: tutta una serie di video pubblicitari dove «testimonials» musulmani dicevano il loro amore per l’America, e «testimonials» americani il loro amore per l’Islam.
    Ha presieduto a lungo questa operazione-simpatia il giornalista (del Reader’s Digest)  Kenneth Tomlinson, un raccomandato di Karl Rove (lo «spin doctor» di Bush) che lo ha messo a dirigere la Voice of America.
    Fino al 30 agosto 2006, quando il raccomandato è finito sotto inchiesta per essersi intascato i fondi stanziati alla bisogna; si è scoperto che questo individuo aveva messo su, dal suo ufficio al Dipartimento di Stato, un business di cavalli da corsa.
    Ora a presiedere alla propaganda verso l’Iraq è Karen Hughes, figlia dell’ultimo gestore americano del Canale di Panama, adulatrice di Bush in articoli e video, ciò che le ha valso la carica ministeriale di sottosegretario per la «Public Diplomacy and Public Affaire»: in questa veste, nel 2005, la signora ha intrapreso un giro nel Medio Oriente dove ha impartito lezioni sui diritti delle donne conculcati dalle società arabe maschiliste.
    Suscitando più che derisione, sgomento.
    I risultati di questi sforzi di relazioni pubbliche sono davanti agli occhi: nel 2003, solo 14 iracheni su 100 sostenevano i ribelli; oggi, 75 su cento.
    Ciò risulta da un sondaggio confidenziale del Pentagono.
    Perché gli occupanti non hanno mancato di portare agli iracheni anche questa gioia preziosa della modernità occidentale: i sondaggi delle loro opinioni, mentre sono massacrati.
    E proprio sulla base di uno di questi sondaggi David Brooks, neocon ed ebreo, editorialista del New York Times, rimprovera gli iracheni per la loro «chiusura mentale».
    Il 93 % degli iracheni ritengono che è meglio avere per leader degli uomini anziché delle donne: «La più alta proporzione nel mondo», deplora Brooks, «gli iracheni resistono visceralmente alle riforme sociali».

     

    Vi disturberebbe avere un vicino di casa straniero?, hanno chiesto ineffabili i sondaggisti: chissà perchè, il 90% degli iracheni ha risposto sì, contro solo il 9 % degli americani e il 16 % di ogni altra nazione.
    Gli iracheni sono xenofobi, dice Brooks.
    E quali sono i valori che vorreste trasmettere ai vostri figli (beninteso se sopravvivono all’uranio impoverito)?
    Ebbene: gli iracheni rispondono «l’obbedienza» e «la fede religiosa» in proporzione maggiore rispetto alle altre 80 nazioni sondate.
    Lamenta Brooks: troppo pochi iracheni indicano «l’indipendenza» come utile ai loro figli.
    Il sondaggio rivela anche che gli iracheni tendono a fidarsi solo dei membri del loro gruppo etnico-religioso - gli sciiti degli sciiti, i curdi dei curdi, i sunniti dei sunniti.
    «Questa solidarietà interna al gruppo sociale è senza precedenti, si vede qui l’effetto corrosivo della dittatura di Saddam», commenta Brooks.
    Aggiunge il giudeo-con: scandalosamente dopo la «liberazione» gli iracheni, anziché più secolarizzati, sono diventati «più religiosi, in modo sorprendente».
    Conclusione di Brooks: «Gli iracheni sono come tartarughe ritiratesi nella loro corazza. Sospettosi verso gli estranei, intolleranti, attaccati ferocemente alla famiglia e alla tradizione».
    Questa tirata moralista ovviamente serve a preparare lo scarico di coscienza inevitabile, e radicalmente americano: il disastro è colpa degli iracheni.
    Non sono aperti al nuovo

    E’ un vero peccato che Benedetto XVI legga più Manuele Paleologo che le notizie d’attualità come queste, che i suoi servizi interni potrebbero fornirgli: sentirebbe l’alito dell’Anticristo dei nostri tempi, che oggi si riconosce meglio sull’informazione quotidiana.
    E potrebbe constatare che questo alito ha un odore «cristiano»: vi si sente l’ipocrisia dei devoti protestanti USA, quella dei devoti lettori della Bibbia che vendettero coperte infettate di vaiolo ai pellerossa.
    E’ uno stato della coscienza che è quasi impossibile tradurre - self-righteousness, «il sentirsi dalla parte della ragione» - che oggi continua ancor più velenoso nei seguaci dei telepredicatori, nei milioni di «cristiani rinati» che seguono Bush gioiosi nell’Armageddon.
    A loro, a questi estremi occidentali che parlano di «Jesus» e agitano la Torah, il Papa potrebbe applicare la parte migliore della sua lezione di Regensburg,e che ha in qualche modo diretto ai musulmani: «Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio».
    E’ a loro, ai cristiani rinati, che va diretto il rimprovero.
    A questi occidentali che lanciano campagne anti-fumo nel Paese che hanno condannato alla morte radioattiva, che allestiscono la Borsa sulla loro rovine.
    E questo Occidente idiota è inemendabile. Un generale americano di cui non ricordo il nome, quando gli Usa entrarono in Vietnam, rifiutò il consiglio di studiare le strategie militari dei francesi in Indocina: adducendo che i francesi avendo perso, non avevano niente da insegnare agli americani.
    Il risultato è agli atti della storia.

     

    Questo Occidente irrazionale, stupido e malvagio merita di morire.
    Lo dico a quei lettori che ancora e ancora - offensivamente, infine - mi tacciano di filo-islamismo. Ripercorro alcune delle loro offensive obiezioni.
    C’è un piano dell’Islam per convertirci in massa, noi occidentali, e «con la spada».
    Non può esserci un «piano», perché non c’è una guida unitaria dell’Islam che lo abbia concepito, anzi non c’è «un» Islam ma tanti, nazionali, in lotta tra loro.
    Ma se anche fosse - e certo gli immigrati quando saranno molti e troppi proveranno, loro credenti, a convertire alla loro fede noi kafir - «da che cosa» ci convertiranno?
    Non «dal» cristianesimo, non dalla vera fede.
    Pretenderanno di convertirci dalle discoteche dove i nostri ragazzi bevono in una sera 300 euro di vodka e le nostre figlie sedicenni «fanno gare di sesso orale» nei cessi (come ha rivelato un’inchiesta de La Padania, giustamente titolata «I nostri figli sono dei mostri»), senza contare le «paste» (pasticche di ecstasys) consumate, e l’Lsd. 
    Uno dei «nostri ragazzi» spiega come avviene: una ragazza sconosciuta, nel buio, ti bacia in bocca e ti mette in bocca una «pasta»; la sera dopo la cerchi, e lei non ti bacia più, ti porta dal suo ragazzo spacciatore.
    Da questo ci convertiranno gli islamici?
    Perderemo queste vette della nostra civiltà?
    Ci vieteranno «L’isola dei famosi», la pubblicità sporca e ignobile, la strumentalizzazione sessuale delle donne?
    No, per Gesù, dobbiamo lottare: andiamo a morire per la globalizzazione, il Fondo Monetario, il livello dei consumi edonistici da quattro soldi!
    E il telefonino, non dimentichiamo!

     

    Ma sento l’altra domanda offensiva di quei miei lettori: Blondet non ammette che l’Islam sia una religione falsa.
    Blondet non è cristiano.
    Provo, offeso, a rispondere ancora una volta.
    Falsa è una religione che chiude i canali della grazia: in questo senso, è radicalmente falso il protestantesimo, il luterano «Sola Scriptura» e «sola fide», fede (self-righteous) senza le opere: pecca fortiter sed crede fortius, come predicava Lutero.
    Ancor più falsa la sua ultima incarnazione, il protestantesimo americanista demente e feroce.
    Queste sì chiudono i canali di grazia, perdono l’uomo e la sua anima.
    E questa religione falsa e omicida, satanica, è «nostra», è «occidentale», si proclama perfino cristiana.
    E ne abbiamo anche un’altra, di falsa: la religione pubblica della Shoah, a cui anche il Papa ha bruciato il grano d’incenso.

     

    Quanto all’Islam, non riconosce la divinità di Cristo, né la sua resurrezione.
    Come non la riconosce né conosce il buddhismo.
    Esiterei a concluderne che per questo chiudano i canali della grazia, vista la testimonianza millenaria di asceti e santi uomini - la cui assenza brilla invece nelle pseudoreligioni luterane, che produce solo ipocriti e Rockefeller.
    Sarebbe come dire che Gesù, il Salvatore, inganna e condanna persone che onestamente obbediscono alla fede che hanno conosciuto dai genitori - persone che digiunano, che fanno l’elemosina, che vivono la rinuncia e la generosità.
    Ne ho conosciuti.
    Non posso credere che la Misericordia li abbia tratti in una trappola eterna.
    L’Islam, del resto, non considera la fede cristiana né quella ebraica false: le considera incomplete e corrotte, fedele alla comune radice di Abramo.
    Per questo ebrei e cristiani hanno potuto vivere nelle società islamiche per secoli, indisturbati, prima della presente polarizzazione di cui noi occidentali siamo responsabili.
    Stranamente, l’Islam è in questo meno «integralista» di molti miei lettori cattolici: cattolici schematici, che estraggono una precettistica di pronto intervento anzichè la ragione consigliata da Papa Benedetto a Regensburg.
    A mio parere, questi cattolici con lo shema in testa sorvolano su (ha detto il Papa) «quel Dio che si è mostrato come logos, e come logos ha agito ed agisce pieno di amore in nostro favore».
    In quanto credenti nel Dio-logos, siamo obbligati a «pensare», e a pensare anche l’Islam - ora che lo abbiamo a contatto - in modo non schematico.
    Come lo ha pensato Dio.

     

    Perché Dio l’ha pensato.
    E’ nella Scrittura, nell’episodio in cui Abramo scaccia nel deserto Ismaele, suo figlio legittimo e primogenito, con la sua madre, Agar la schiava.
    Un angelo appare ai due, che stanno morendo di sete, e promette a nome di Dio: «Anche di te farò un grande popolo, perché anche tu sei seme di Abramo».
    Molti secoli dovevano passare, ma la promessa è stata mantenuta: Maometto e il suo Corano hanno fatto dei discendenti di Ismaele, gli arabi, un grande popolo.
    «Tu sarai come onagro nella steppa, le mani tue contro tutti i tuoi fratelli, le mani dei fratelli contro di te».
    Destino di guerra perpetua, ostinata, un popolo di testa dura ed ossa forti come l’onagro, l’asino selvatico, che morde.
    «A voi è prescritta la guerra, sia che vi piaccia, sia che vi dispiaccia», ripetè Maometto.
    Ecco, l’hai detto: la guerra santa è il nucleo dell’Islam, l’Islam ci aggredisce…
    Ma questo è cedere alla propaganda, alla «guerra di percezione», che hanno scatenato contro di noi i malvagi occidentali: la propaganda di cui siamo vittime in parte volontarie, perché non ci chiude così totalmente da impedirci di vedere la realtà.
    E la realtà è che l’Islam è aggredito.
    In questo momento storico, è la sola religione che sia sotto attacco bellico «in quanto religione», da parte delle sataniche armi americane.
    Due nazioni sono sotto occupazione militare, una terza - il Libano - è distrutta, altre due - Siria e Iran - sono minacciati ogni giorno, dalla Casa Bianca e da Israele, di bombardamento atomico.
    «Ma l’Indonesia ha condannato a morte tre cattolici, nonostante l’appello del Papa».

     

    Vogliamo provare, con la ragione, a metterci per un attimo nei loro panni?
    Facciamo un esperimento mentale, come il logos consente: poniamo che un regno cristiano condanni tre musulmani per aver partecipato a disordini e omicidi inter-religiosi; e immaginiamo che il Gran Muftì, o l’ayatollah Kathami, ne chieda, ne esiga l’assoluzione non in quanto «innocenti» (non lo sono) ma in quanto «musulmani».
    Non protesteremmo?
    Non diremmo che questi musulmani integralisti si impicciano degli affari nostri?
    Che pretendono di essere esentati dalle nostre leggi?
    Gli esercizi mentali potrebbero continuare.
    Non so se fino al punto di pensare dell’Islam quel che ogni islamico - se non è in malafede - è tenuto a pensare di noi cristiani: non idolatri, ma popolo del Libro, aderente a una fede forse imperfetta, solo parzialmente vera, ma non falsa.
    Forse è troppo, lo so, ma sarebbe un passo avanti.
    La storia di Agar e Ismaele però sembra suggerirmi che Dio ha voluto l’Islam, che gli abbia dato una missione.
    Che ci sia in questa faccenda di sangue un compito misterioso - tre religioni, ciascuna delle quali ha al centro una pietra sacramentale (la nostra è di carne); ciascuna discendente da Abramo e dalla rivelazione che ricevette - e storicamente nemiche.
    C’è qui una volontà di Dio, misteriosa, da comprendere?
    Non so.
    Ma forse, troppo facilmente pensiamo che Cristo sia cristiano.
    Una cosa è certa: che non lo è al modo di Bush e dei suoi pentecostali rinati, self-righteous, che diffondono il vaiolo vendendo coperte a coloro che perseguitano, che dedicano campagne anti-fumo a coloro che sterminano.

     

    Solo il sospetto che i musulmani stiano soffrendo oggi per un compito affidato loro da Dio, che versino il sangue per impedire che la prima «roccia» - la roccia di Abramo, protetta dalla Moschea d’Oro in Gerusalemme - venga profanata dal rinnovato rito ebraico dell’agnello (l’ultimo Agnello è stato sacrificato, per noi) dovrebbe almeno farci esitare nei giudizi di condanna.
    Ma anche se rifiutiamo l’idea che i musulmani abbiano un compito - spina e mistero nella storia - non ci basta, come cattolici, che i loro bambini siano ammazzati?
    Bruciati col fosforo, senza alcuna pietà, in quanto credenti alla loro fede, da un potere invincibilmente superiore in armi, insensato e stupido e senza scrupoli?
    Non ci pare un segnale abbastanza evidente?
    Negare loro solidarietà e aiuto, siamo sicuri che sia ciò che Cristo ci ha imposto?

    Maurizio Blondet

    Mi piacerebbe leggere qualche opinione

    October 15

    RICORDI



    Ricordi... cadevano le foglie.

    Dipanavo il groviglio di intrecci lontani

    in cerca

    di un gesto , una dolce carezza,

    un senso dell’essere

    in attesa del divenire.

    Cercavo conferme alla domanda

    se ne valeva la pena

    di tutto questo.

    Forse non vale la pena di domandarsi

    se ne vale la pena.

    Ma semplicemente

    vivere.